Mi presento, sono Giulia Radovini, sono nata e cresciuta a Trieste, una città di confine che, senza che me ne rendessi conto, ha influenzato profondamente il mio modo di vedere il mondo. Fin dall’infanzia ho vissuto in un contesto multiculturale e multilingue: dall’asilo fino al termine delle scuole superiori ho frequentato istituti sloveni a Trieste, con lingua d’insegnamento slovena. Questo percorso mi ha insegnato presto il valore dell’apertura mentale, dell’ascolto e della convivenza tra identità diverse.

Gli studi e il lavoro
Durante le scuole medie ho frequentato una scuola ad indirizzo musicale, suonando la fisarmonica cromatica e il flauto dolce, mentre alle superiori ho scelto l’istituto tecnico J. Stefan con indirizzo Chimica, Biologia e Biotecnologie dei Materiali. Un percorso apparentemente distante dalla comunicazione, ma che mi ha lasciato un forte metodo di lavoro, rigore e capacità di analisi.
La svolta arriva con l’università, quando decido consapevolmente di proseguire gli studi in Italia e non in Slovenia. Mi laureo in Relazioni Pubbliche all’Università degli Studi di Udine a luglio 2025, arricchendo il mio percorso con un anno intero di Erasmus a Córdoba, in Andalusia. Lì ho seguito quasi tutti i corsi in spagnolo, imparando la lingua, e soprattutto ho imparato uno stile di vita diverso, fatto di relazioni, tempi più umani e una forte centralità delle persone. È stata un’esperienza che mi ha ampliato gli orizzonti ben oltre l’ambito accademico, permettendomi di crescere sia professionalmente che personalmente.
Infatti, la mia tesi triennale, intitolata “Le esperienze emozionali come elemento di successo per gli eventi”, nasce dal desiderio di approfondire una dimensione spesso trascurata perché difficile da misurare: quella delle emozioni. Proprio perché soggettive, volatili e poco numerabili, le emozioni rappresentano una sfida affascinante. Ho quindi scelto un approccio sperimentale, strutturando una ricerca basata su un sondaggio, per analizzare come le emozioni influenzino l’esperienza delle persone e il successo di un evento. Credo che oggi più che mai sia necessario tornare a parlare di emozioni, anche nei contesti professionali e comunicativi.
Attualmente lavoro a tempo pieno come Account Executive in un’azienda di comunicazione, un ruolo che mi permette di mettere in pratica quanto appreso negli studi e di confrontarmi quotidianamente con progetti reali, clienti e strategie comunicative.
Le passioni ed i piaceri
Accanto allo studio e al lavoro, lo sport ha sempre occupato un posto centrale nella mia vita. Dopo aver praticato diverse discipline, mi sono dedicata per anni alla pallacanestro, uno sport che mi ha trasmesso valori fondamentali come il lavoro di squadra, il rispetto e il senso di appartenenza. Anche quando ho dovuto smettere di giocare, non mi sono allontanata da questo mondo, infatti da anni alleno squadre di minibasket e bambini di diverse fasce d’età, un’esperienza che continua a darmi grande soddisfazione.
Per mantenere un equilibrio personale e continuare a mettermi alla prova, pratico anche la muay thai, una disciplina che mi ha insegnato la forza della costanza, della disciplina e del confronto con me stessa.


Più in generale, amo le avventure, in qualsiasi forma si presentino. Che sia un trekking impegnativo, un viaggio senza meta, un concerto in mezzo ai monti o una sfida improvvisata, difficilmente dico di no. Credo che la crescita passi spesso dalla fatica, dall’imprevisto e dalla curiosità.
Amo viaggiare, possibilmente in modo essenziale, dunque zaino in spalla, ostelli, mercati locali, panchine come tavoli improvvisati. Viaggiare per me significa uscire dalla zona di comfort, osservare, adattarsi. È una filosofia che applico anche alla vita – meglio molte esperienze autentiche che poche, patinate e distanti.

Come scriveva Bruce Chatwin: “La vera casa dell’uomo non è una casa, è la strada. La vita stessa è un viaggio da fare a piedi”. È una frase che sento mia, perché racconta bene il modo in cui affronto il mio percorso, con movimento, attenzione alle persone e voglia di andare sempre un po’ oltre.